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Mostra Chrischa Venus Oswald - True alla Galleria Murat Centoventidue di Bari

Alla Galleria Murat Centoventidue di Bari la mostra Chrischa Venus Oswald - True: le opere e le informazioni, il periodo e gli orari d'apertura, i contatti e il costo dei biglietti.
Mostra Chrischa Venus Oswald - True  Bari
Chrischa Venus Oswald - True - Galleria Muratcentoventidue Artecontemporanea, Via G. Murat 122/b – Bari

Mostra in corso dal 15 dicembre al 31 gennaio 2019

La galleria Muratcentoventidue Artecontemporanea prosegue il suo percorso espositivo con una mostra personale di Chrischa Venus Oswald, la prima in Italia.

Comunicato stampa

Chrischa Venus Oswald è nata in Baviera nel 1984. Ha terminato i suoi studi di Belle Arti presso l'Università di Arte e Design di Linz (A) nel 2011. Nel 2007 ha ricevuto in Austria il Premio Diesel New Art per la fotografia, della cui giuria faceva parte Erwin Wurm. Il suo lavoro è stato esposto e proiettato in varie mostre nazionali e internazionali, ed è incluso in collezioni private, tra le quali la collezione di video di Manuel de Santaren.

Il linguaggio preferito da Chrischa Venus Oswald, il cui lavoro comprende varie discipline, come la fotografia, la video-performance e la poesia, è quello della performance. Nella sua ricerca mette a fuoco da un lato le problematiche che si riferiscono alla condizione umana, dall’altro i codici di comportamento e l’identità dell’individuo nel rapporto con la società nel suo complesso. Il suo lavoro attraverso un approccio performativo, che mira a confondere lo spettatore e a farlo riflettere sulle trasformazioni che riguardano la nostra società, approfondisce in particolare le relazioni interpersonali e l’intimità dei gesti e dei comportamenti degli individui.

Storie antiche o popolari sono spesso nei suoi lavori veicoli per argomenti d’interesse profondamente umano, così come il suo ambiente reale è parte della sua ricerca e oggetto di osservazione in materia di relazioni e comportamenti. Uno dei suoi interessi principali è quello di convertire le esperienze personali in opere di pertinenza esistenziale che consentano reazioni e approcci sia su un piano intuitivo, sia a un livello più elaborato, concettuale o intellettuale.

Le opere fondamentali di questa mostra sono due video- installazioni: M (o) use e ONE – AN/OTHER In M(o)use l’artista riflette sulle relazioni interpersonali nell’era digitale. Il modo in cui comunichiamo ed entriamo in relazione con gli altri ha subito un cambiamento sostanziale nell’ultimo decennio in cui i mezzi di comunicazione si sono moltiplicati favorendo un approccio più dinamico ma allo stesso tempo più impersonale. M (O) use è una video-installazione che s’interroga sul ruolo di soggetto e oggetto, come pure riflette su affetto & relazioni (con gli altri, con l’arte) nell'era dei computer e dei social media. L’opera vuole essere anche un tributo alla performance di Yoko Ono “Fly” e alla video-performance di Marina Abramovich "Art must be beautiful". Affronta il tema - problema dell’amore/affetto e della vicinanza fisica nell'era digitale. Anche se siamo tutti così ben collegati, molto spesso ci sembra mancare il contatto fisico e abbiamo nostalgia di essere amati come individui e ,se parliamo dell'artista, anche per ciò che creiamo.

Diversamente da Marina Abramovic, che nella sua video-performance affermava "L'arte deve essere bella", l’artista proclama "l’arte deve essere amata " e "l’artista deve essere amato" perché dopo tutto gli esseri umani - anche il più riuscito o cool artista – desiderano tutti essere amati, che si tratti di amore fisico, amore emotivo o amore/ riconoscimento di un pubblico.

E c’è disperazione e allo stesso tempo ironia nell’immagine dell'artista che si accarezza il viso con un mouse del computer che è il surrogato della mano di una persona (il mouse è qualcosa che è spesso nelle nostre mani cosicché il nostro rapporto con questo oggetto è ancora più "intimo" / "reale" rispetto al rapporto con la maggior parte delle persone che incontriamo o con cui comunichiamo online).

Il lavoro ha anche un'altra dimensione, accennare all'arte e all'artista come oggetti di consumo piuttosto che qualcuno / cosa cui appassionarsi e amare – un cambiamento e una tendenza che è anche in qualche modo collegata alle nuove tecnologie e alla globalizzazione. ONE – AN/OTHER, che dà il titolo alla mostra, fa parte di una serie di video di Chrischa Venus Oswald, che si basano e hanno in comune un approccio semi-documentario.

Mentre “M(o)use” affronta il tema della superficialità della comunicazione e dell’assenza di contatto reale nell’era digitale, ONE – AN/OTHER è un dramma dello sguardo che riflette sull’essenza illusoria dell’immagine proiettata. Lo spettatore diventa sia voyeur che oggetto dello sguardo ed è l’ altro protagonista del video in un gioco di inganni fra seduzione e allontanamento. Uno sguardo femminile si rivolge allo spettatore e allo stesso tempo si confronta ,in un rapporto non chiaro ,con qualcun altro che non compare. In realtà non siamo neanche sicuri che quest’altra persona ci sia o che sia in realtà solo presente come illusione o sotto forma di ricordo che si proietta nel vuoto.

Anche la protagonista femminile è lì soltanto sotto forma di proiezione e non come un essere fisico con cui lo spettatore possa entrare in contatto. Ci sono più livelli d’interpretazione che hanno a che fare con l’essere direttamente coinvolti e l’ essere lasciati fuori dal gioco in una interazione silenziosa di sguardi che non è completamente risolta. Questo dramma dello sguardo è accompagnato da un’elencazione di parole che compongono il vocabolario di una relazione, dall'inizio alla fine.

Sia M (O) use che ONE/ANOTHER parlano di affetto e seduzione, dello sguardo e del desiderio e della dicotomia fra digitale e fisico, dei rapporti interpersonali nella comunicazione digitale e dell’illusorietà dell’immagine proiettata. Ogni stanza è un diverso campo di esperienza in cui si parla in modo diverso di uno stesso tema, ONE - AN / OTHER.

Foto e oggetti sono collegati a entrambi i video, sia a livello metaforico che attraverso due poesie. Skin I e Skin II (Desire) sono due stampe lucide metalliche che mostrano due mani . Potrebbero far pensare a degli oggetti fetish, usati in campo sessuale. Esse alludono a gesti antichi , la mano fica e la mano cornuta ,che venivano utilizzati per evitare uno sguardo cattivo o ammaliante ( hanno anche un significato sessuale volgare e simboleggiano l'unione di maschile e femminile). Sono oggetti fisici, le cui imperfezioni possono essere individuate nelle foto, ma che attraverso la "pittura digitale" hanno assunto un aspetto diverso , irreale. Sono colorate infatti attraverso la proiezione su di esse di un'immagine che rende la loro superficie una sorta di pelle di alieno. Un tipo di pelle simile a quella che viene "toccata" nella video-performance "M (O) use", una sorta di pelle digitale. Inoltre l’immagine proiettata sulle mani è astratta, ma potrebbe anche essere interpretata come un occhio che colpisce l'oggetto, come uno sguardo che viene avvertito, e che non riceve risposte, come nel video "ONE AN/OTHER”.

In Desires (Don´t) vediamo due mani , mostrate in una scatola blu di plexiglass, che ancora una volta diventano un oggetto non solo da guardare ma in questo caso anche da toccare e a cui possiamo relazionarci . L'azzurro freddo crea una sorta di distanza, ancora una volta alludendo al mondo digitale e alla luce blu del proiettore che, se non collegato a un altro dispositivo, è in grado di mostrare un’immagine colorata. Solo il fondo della scatola, la parte dove le mani effettivamente "toccano" l'altro oggetto, è rosso. Sia blu che rosso sono spesso associati al maschile e al femminile.

Il colore blu è anche dominante in Blueprint (The Lovers), un'immagine che mostra una coppia di amanti iconica (un noto pezzo di storia dell'arte: si tratta di un foto di "Il bacio" di Rodin), apparentemente una sorta di modello per un’ideale relazione romantica( ma se pensiamo alle storia reale sappiamo che non è stata così felice, infatti la storia di Paolo e Francesca è destinata a essere un inferno come leggiamo nella Divina Commedia di Dante ). Sotto l'immagine, in qualche modo trasparente come pelle, si vede la tastiera che è ancora un’allusione a "M(O)use" e quindi alla comunicazione digitale che è alla base, oggi, della ricerca di una relazione romantica. Poi ci sono le due poesie il cui contenuto ruota attorno ai video e alle immagini e che poeticamente s'intrecciano con la loro atmosfera

Orari: da giovedì al sabato dalle 17.30 alle 20.30. Da lunedì a mercoledì solo su appuntamento.
Biglietti: ingresso libero.
Telefono: +39.393.8704094, +39.392.5985840
E-mail: info@muratcentoventidue.com
Sito web: Galleria Muratcentoventidue Artecontemporanea

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